Volontariato aziendale: cos'è e perché ogni azienda dovrebbe farlo

Cos'è il volontariato aziendale

Immagina di dare alle tue persone la possibilità di staccare dallo schermo e di fare qualcosa che conta davvero. Qualcosa che lascia il segno, fuori e dentro l'azienda.

Questo è il volontariato aziendale (o volontariato d'impresa).

Un progetto strategico in cui l'azienda supporta attivamente enti del Terzo Settore, associazioni e comunità locali, permettendo ai propri dipendenti di fare i volontari durante l'orario di lavoro retribuito.

Non stiamo parlando di una semplice donazione economica o di una sponsorizzazione passiva. Il volontariato d'impresa è una cooperazione bilaterale in cui l'azienda mette a disposizione la risorsa più preziosa: il tempo, l'energia e le competenze delle sue persone.

Secondo la piramide della Responsabilità Sociale d'Impresa (CSR) di Carroll, questa pratica si colloca proprio al vertice delle attività filantropiche, rappresentando l'impegno ultimo di un brand che restituisce valore alla società.

Dal 2020 è cambiato tutto

La pandemia è stata per tutti noi un gigantesco tasto di Reset.

Ha scardinato l'idea stessa del lavoro finalizzato unicamente al raggiungimento di obiettivi legati alla carriera e allo stipendio.

Oggi, le persone cercano qualcosa che vada oltre la busta paga. Vogliono uno scopo, senso di appartenenza e una cultura che parli di valori reali.

Infatti, stiamo assistendo ad una bellissima spinta dal basso: nel 27% dei casi, sono proprio i dipendenti a proporre e attivare iniziative di solidarietà e volontariato (se vuoi approfondire dai uno sguardo alla ricerca condotta da Fondazione Sodalitas: Volontariato d'impresa: l'esperienza delle aziende in Italia)

Quando la scintilla parte dal basso, accade qualcosa di magico: le persone non si sentono "esecutori" di una direttiva aziendale, ma diventano veri e propri ambasciatori del progetto, sia all'interno che all'esterno dell'azienda.

Il volontariato aziendale è un progetto che permette alle persone di staccare dalla quotidianità, di fare esperienze come un vero gruppo e di entrare in contatto con il "diverso".

E da quel contatto si genera miglioramento e crescita.

Volontariato aziendale in pratica

Ogni azienda ha la sua identità e ogni team le sue inclinazioni, per questo, le esperienze di volontariato devono essere flessibili e varie.

Tipicamente ci sono 3 modi per fare volontariato aziendale:

  • Volontariato individuale

  • Volontariato in piccoli gruppi

  • Volontariato in grandi gruppi

Qualunque sia la modalità scelta, solitamente l'azienda mette a disposizione dei propri collaboratori un ammontare di ore retribuite al mese o all'anno che le persone possono destinare alle attività di volontariato.

Se lo si fa in maniera individuale, i collaboratori si organizzano come meglio credono in maniera indipendente, andando a fare volontariato presso un ente di fiducia. Questo però comporta molto lavoro di rendicontazione e controllo ex post delle attività svolte per assicurarsi che la persona sia effettivamente andata a fare volontariato.

Con il volontariato in piccoli gruppi invece, è l'azienda che può coordinare le attività per le proprie persone, organizzandosi direttamente con alcuni enti non-profit per ospitare appunto i gruppi dei propri collaboratori (solitamente dalle 3 alle 5 persone).

In questo modo, oltre che a fare volontariato, le persone si conoscono, costruiscono spirito di squadra, fanno amicizia con i colleghi, scoprono nuovi lati di se stessi e degli altri.

Rispetto al volontariato individuale, il ritorno per l'azienda è nettamente maggiore in termini di benessere delle persone e team building.

Se poi il gruppo è molto numeroso, di solito si parla di un vero e proprio evento di volontariato, al quale partecipa tutta l'azienda o un'intera sede.

In questo caso però le attività devono necessariamente essere coordinate in maniera attenta, in quanto un numero di persone elevato non consente di fare un volontariato "normale", ma piuttosto di organizzare delle esperienze che in qualche modo abbiamo un impatto sociale e ambientale.

Ecco alcuni esempi di attività che si possono fare qualunque sia il modo scelto:

  • Cucina solidale: preparare tutti insieme tante porzioni di pasti che poi possono essere donati ad associazioni che li distribuiscono ai senzatetto o a persone in grave stato di difficoltà;

  • Riqualificazione ambientale: ripulire insieme un parco di quartiere o una zona della città dai rifiuti;

  • Natura e lavori manuali: trascorrere una giornata a lavorare presso fattorie sociali o aziende agricole sociali, aiutando nelle attività quotidiane;

  • Volontariato di competenze: mettere a disposizione il know-how professionale dell'azienda e delle sue persone per aiutare un ente non-profit a raggiungere un obiettivo specifico.

I vantaggi del volontariato aziendale sulle persone

Il volontariato aziendale non è solo "fare del bene": è un investimento strategico sul benessere interno che genera un impatto straordinario sulle performance aziendali.

Chi partecipa a programmi di volontariato aziendale mostra una soddisfazione lavorativa del 79%, rispetto al 55% di chi non partecipa a questo tipo di attività.

Il coinvolgimento attivo in queste attività può ridurre il turnover dei dipendenti dal 25% fino al 57% nei gruppi più attivi, abbattendo drasticamente i costi legati alla ricerca e all'onboarding di nuove risorse (Benevity, Goodness Engagement Study).

Inoltre, l'83% dei millennial vorrebbe che la propria azienda gli mettesse a disposizione supporto e risorse per generare impatto ambientale e sociale positivo (Sara Bean, Corporate Responsibility now essential to attract and retain Millennials)

Infine, le attività sul campo sono corsi di formazione accelerati, ma molto più divertenti e memorabili delle lezioni in aula. Secondo uno studio condotto da Esade Business School, il 92% dei lavoratori che fanno volontariato riscontra un miglioramento diretto delle proprie performance.

Questi stessi lavoratori hanno migliorato anche:

  • Teamwork (87%

  • Comprensione della realtà (81%)

  • Abilità di comunicazione (68%)

  • Creatività (51%)

  • Leadership (45%)

I vantaggi del volontariato aziendale sul business

Se pensi che il volontariato d'impresa sia solo un'attività di facciata per far sentire tutti più buoni, i dati di mercato ti faranno cambiare idea.

Oltre all'impatto straordinario sulle persone, questa pratica sposta l'ago della bilancia dei principali KPI aziendali.

Talent attraction e retention

Secondo il Deloitte Global Gen Z and Millennial Survey, il senso di scopo (purpose) nel proprio lavoro è fondamentale per l'89% della Gen Z e per il 92% dei Millennials.

Non solo: il 70% di loro considera l'impatto sociale e ambientale di un brand come un fattore chiave per valutare un potenziale datore di lavoro, e il 71% dei lavoratori tra i 18 e i 29 anni dichiara che sarebbe pronto a lasciare la propria azienda per un'altra più socialmente responsabile.

Cosa succede quando offri loro la possibilità di fare volontariato durante l'orario di lavoro?

  • Diventa una calamita per i talenti: l'87% dei dipendenti dichiara che la presenza di questi programmi è cruciale nel decidere se rimanere in azienda o andarsene.

  • Abbassa il turnover: le aziende che offrono volontariato strutturato registrano un aumento della ritenzione del personale del 52%.

  • Accende l'entusiasmo: in Italia, Fondazione Sodalitas conferma che ben il 60% delle aziende che ha promosso il volontariato d'impresa rileva un balzo drastico del coinvolgimento dei dipendenti (employee engagement), e il 49% nota un netto miglioramento del clima in ufficio.

Rating ESG

Con l'entrata in vigore delle nuove normative europee sulla sostenibilità (come la direttiva CSRD), le aziende sono chiamate a misurare, documentare e rendicontare il proprio impatto sociale in modo scientifico e trasparente.

I criteri ESG (Environmental, Social, Governance) sono diventati una vera e propria bussola a cui il mercato guarda e presta attenzione. Ad esempio, un punteggio ESG elevato incide direttamente sulla solidità del business, migliorando il rating creditizio dell'impresa e riducendo concretamente il costo dei finanziamenti e dell'accesso al credito.

In questo scenario, il volontariato aziendale è in assoluto lo strumento più pratico, umano e immediato per alimentare la voce "Social".

Permette di trasformare le ore che le persone dedicano alla comunità in dati certificati, trasparenti e immediatamente rendicontabili nei Bilanci di Sostenibilità.

Ritorno d'Immagine e Brand Reputation

Uscire dall'ufficio per andare a realizzare un'attività di volontariato con enti non profit del territorio crea un legame viscerale con la comunità locale.

Le storie nate da queste giornate sono carburante puro per la comunicazione corporate (LinkedIn, rassegna stampa, canali interni), e generano un'esposizione mediatica organica e spontanea davvero impressionante.

I collaboratori raccontano di queste iniziative in maniera naturale, alimentando il passaparola fra gli amici e la reputazione dell'azienda a supporto del territorio.

Un vero e proprio volano di valore per la brand reputation.

Il quadro fiscale italiano

Qua arriviamo ad una parte molto positiva, perché la normativa italiana offre vantaggi incredibili per supportare le aziende virtuose.

Lo Stato permette di dedurre il costo dei dipendenti impegnati nel sociale.

L'articolo 100, comma 2, lettera i del TUIR stabilisce che le spese sostenute per l'impiego di lavoratori assunti a tempo indeterminato, destinati a prestare servizi a favore di ETS iscritti al RUNTS, sono deducibili dal reddito imponibile dell'impresa.

Questa agevolazione è una deroga fondamentale al principio di inerenza dei costi aziendali. Permette di "prestare" dipendenti agli ETS continuando a dedurne il costo nel limite dello 0,5% (5 per mille) dell'ammontare complessivo delle spese per prestazioni di lavoro dipendente.

Puoi trovare maggiori informazioni a questo articolo di Fondazione Terzjus.

Inoltre, se la tua azienda decide di sostenere un ETS con un'erogazione liberale, l'Articolo 83, comma 2 del Codice del Terzo Settore ti offre una leva straordinaria: la possibilità di dedurre la donazione (in denaro o beni) dal reddito complessivo dichiarato della società fino al limite del 10%, senza tetti massimi assoluti. E se la deduzione supera il reddito imponibile? Nessun problema: puoi portare l'eccedenza in deduzione nei quattro anni successivi (puoi approfondire tutti i dettagli e i meccanismi di calcolo nella guida di Alessio Cipollone sulle agevolazioni fiscali ETS).

Nota bene

Per accedere a queste agevolazioni, lo Stato richiede che tutte le transazioni siano trasparenti. Significa che sono ammessi solo pagamenti tracciabili (bonifici, carte di credito, debito o prepagate) come confermato anche dalle linee guida di CBM Italia sui pagamenti accettati.

Come misurare il ROI del volontariato aziendale

Su questa parte dobbiamo essere onesti: per convincere un CFO o il Board a investire in un programma di impatto sociale, le belle parole sulla "bontà d'animo" e sull'etica spesso non bastano.

Chi gestisce il budget ha bisogno di vedere i numeri.

Il bello però è che questi numeri per il volontariato aziendale esistono, e rendono questo progetto un vero e proprio moltiplicatore di valore organizzativo.

Il calcolo si basa sul confronto tra i benefici economici generati (risparmio su turnover, risparmio sulla formazione, guadagni di produttività) e i costi del programma (ore lavorative dedicate e gestione operativa).

ROI = (Benefici monetari totali - Costi del programma) / Costi del programma

Facciamo un esempio pratico basato su un team di 100 dipendenti con una retribuzione media di 35.000 € all'anno.

Risparmio sul Turnover

Perdere una risorsa è un costo per l'azienda. Secondo la SHRM, sostituire un collaboratore richiede mediamente tra i 6 e i 9 mesi di stipendio. Parliamo quindi di costi diretti e indiretti che la guida di Forma stima tra il 50% e il 200% della RAL del dipendente, in linea con l'analisi ufficiale di Gallup sulla perdita di talento.

Per una RAL media italiana di 35.000 €, perdere una persona costa quindi all'azienda tra i 17.500 € e i 42.000 €.

In un'azienda di 100 persone con un turnover medio standard, circa 12 dipendenti cambiano lavoro ogni anno.

Ma lo studio scientifico Project ROI sviluppato dal Babson College dimostra che le organizzazioni socialmente impegnate riducono il tasso di turnover dei dipendenti fino al 50%. (Questo dato trova riscontro anche nel Talent Retention Study di Benevity citato in precedenza).

Quindi, se grazie al programma di volontariato aziendale riusciamo a trattenere anche solo una persona che stava per andarsene, risparmiamo circa 30.000 € in costi di sostituzione.

Risparmio sulla Formazione

Mandare le persone a fare esperienze sul campo è una palestra imbattibile per allenare soft skill reali come empatia, ascolto, negoziazione e problem solving.

Come spiega l'esperto Chris Jarvis nell'intervista sul valore dei programmi di volontariato, strutturare un programma di volontariato consente di ottenere un risparmio diretto medio di circa 460 € all'anno per dipendente sui budget di formazione tradizionali. Tale risparmio si riflette direttamente sulla qualità interna del personale e sulla drastica riduzione delle spese di formazione teorica in aula.

Per il nostro campione di 100 dipendenti, supponendo che solo il 20% di questi facciano volontariato, si ottiene un risparmio formativo reale di ben 9.200 € all'anno.

Guadagno di Produttività

Le persone felici e motivate producono di più. Lo dimostra lo studio "Happiness and Productivity" dell'Università di Warwick, che ha provato scientificamente come la felicità dei lavoratori generi un aumento della produttività del 12%, ottimizzando i tempi di lavoro senza sacrificare la qualità.

A questo si aggiunge l'analisi del Project ROI di Babson College, che rileva picchi di produttività superiori fino al 21% nelle imprese con forti progetti di Corporate Social Responsibility.

Anche calcolando un prudenziale +2% di produttività complessiva sul team di 20 persone che partecipano alle attività di volontariato (pari a recuperare 4,4 giorni di focus all'anno per ciascun dipendente), il valore economico recuperato è di 14.000 €.

Benefici Monetari Totali: 30.000€ + 9.200€ + 14.000€ = 53.200€

Costi del Programma: Ipotizzando 8 ore di permesso all'anno concesse a dipendente per fare volontariato (pari a 160€ di costo del lavoro per persona) e i costi vivi organizzativi quantificati a 10.000€ fra strumenti e tempo speso nell'organizzazione, la spesa totale per l'azienda è di circa 13.200€.

Applicando la formula:

ROI = (53.200 - 13.200) / 13.200 = 3,03 -> 303%

Significa che per ogni euro investito nel programma, l'azienda ottiene un ritorno economico e organizzativo di più di 3 euro.

Come avviare un progetto di volontariato aziendale

  1. Stabilisci un obiettivo, la tua bussola del volontariato

    l punto di partenza è capire quale cambiamento vogliamo generare, quale difficoltà vogliamo superare, quale risultato vogliamo ottenere. Stabilire con chiarezza l'obiettivo del progetto ti permette di definire le migliori attività di volontariato, di misurarne l'efficacia, e di presentare il progetto come risposta ad un problema di business.

    Di seguito trovi alcuni obiettivi legati al volontariato aziendale:

    • Migliorare lo spirito di squadra dei team

    • Aumentare il benessere in azienda

    • Avvicinare le persone ai valori aziendali

    • Supportare attivamente la comunità

    • Potenziare la reputazione dell'azienda

    • Ridurre il turnover delle persone


  2. Poniti le domande giuste

    Dopo aver definito l'obiettivo, devi capire come impostare il programma di volontariato. Per farlo, rispondi mentalmente a queste domande:

    • Quante persone pensi parteciperanno?

    • In quali reparti o sedi aziendali vuoi avviare il programma?

    • Ci sono turni produttivi da mantenere?

    • Qual'è l'età media dei lavoratori?

    • Quali sono i principali problemi a livello di risorse umane?

    • Quali sono i principali problemi a livello ESG / CSR?

    Utilizza queste domande per provare a farti un'idea veloce di: vincoli operativi, necessità organizzative e di coordinamento, attività più o meno adatte ai collaboratori e che permettono di lavorare su determinate aree di business.

    Crea una lista, sopratutto dei vincoli organizzativi, e passa al punto successivo.


  3. Definisci le regole del programma

    In base alle risposte alle domande precedenti devi ora capire quali regole dare al programma di volontariato.

    La più importante: stabilisci quante ore di permessi retribuiti vuoi (e puoi) concedere ai partecipanti. Solitamente le aziende concedono tra le 8 e le 24 ore all'anno per fare volontariato, ma è meglio partire piano anche con solo 4 ore, e permettere al progetto di portare i primi risultati.

    Tieni sempre presente che chi non conosce questi progetti e pensa alla produttività delle persone vede il volontariato aziendale solo come un costo. Devi partire con calma minimizzando l'impatto sul business, portare i risultati, e poi far crescere il progetto nel tempo.


  4. Identifica le attività e gli enti non-profit

    In base a tutto quanto raccolto fino ad ora, prova a pensare alle attività di volontariato che potrebbero soddisfare (quasi) tutti i requisiti e regole che hai posto, e sopratutto che potrebbero permettervi di raggiungere l'obiettivo.

    Spesso questa parte è più facile a dirsi che a farsi, ma non scoraggiarti. Ricerca idee di attività di volontariato aziendale, guarda gli enti non-profit nelle comunità limitrofe alle sedi aziendali e prova a capire in che modo potreste aiutarli.

    Per trovare gli enti puoi cercare online, consultare i registri nazionali (RUNTS) o chiedere direttamente ai tuoi dipendenti se ne conoscono qualcuno di valido.

    Il nostro consiglio? Almeno nella fase iniziale, preferisci una telefonata ad un'email: parlandone a voce con i responsabili emergeranno spunti e idee di co-progettazione straordinari.

    Molto importante

    Invece di imporre un'unica attività, prova a permettere alle persone di scegliere fra una selezione di attività diverse. Puoi affiancare attività manuali o ecologiche (come la pulizia dei parchi) a sessioni di volontariato di competenze, dove i tuoi programmatori o marketer possono donare le proprie competenze professionali pro-bono all'associazione.

    In questo modo tutti saranno liberi di scegliere l'attività di volontariato migliore per loro.

    Altro fattore molto importante

    Cerca di organizzare dei gruppetti di colleghi che possano andare insieme a fare volontariato. Come dicevamo all'inizio dell'articolo, il volontariato può essere fatto in piccoli gruppi, e spesso questo fattore aumenta drasticamente il tasso di partecipazione.


  5. Organizza le attività e le modalità di partecipazione

    Confermate le attività che vuoi proporre, contatta gli enti non-profit per definire insieme le modalità di partecipazione. Spesso è necessaria pianificazione e preavviso, per bloccare le date e permettere all'ente di organizzarsi, ma ognuno è diverso.

    Devi essere tu a tenere le regole del gioco, pianificando con attenzione un calendario vario ed equilibrato, coordinando ogni attività con i vari enti non-profit da un lato, e con i collaboratori dall'altro.

    Guardando a questi ultimi, assicurati di fornirgli tutte le informazioni e gli strumenti necessari a partecipare in modo facile. Spesso si utilizzano intranet, comunicazioni email e affissioni nelle sale comuni per annunciare il programma, più una serie di comunicazioni mirate (anche di persona ai manager dei team o agli ambassador del progetto) per stimolare la partecipazione.

    Per facilitarti il lavoro, puoi sempre scegliere di usare soluzioni come Bravo! che permettono di centralizzare e gestire tutto il programma di volontariato.


  6. Gestisci il tema della sicurezza in anticipo

    La sicurezza viene prima di tutto. Quando i dipendenti svolgono attività fuori dall'azienda durante l'orario di lavoro, è fondamentale regolare le responsabilità legali.

    Prima di iniziare, stipula sempre una convenzione formale con l'ETS ospitante e, se pensi che l'attività abbia qualche profilo di rischio, redigi il DUVRI (Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenti) ai sensi del D. Lgs. 81/2008.

    Questo passaggio tutela l'azienda, copre i lavoratori dal punto di vista assicurativo (INAIL) e permette a tutti di vivere l'esperienza con massima serenità.


  7. Organizza l'evento di lancio

    Hai definito obiettivo, regole e attività. Manca il momento in cui tutto questo diventa reale: il lancio.

    Il lancio non è solo una comunicazione su intranet o via email.

    È il momento in cui dai al progetto una data di nascita, un peso e una voce riconoscibile. Se lo sottovaluti, rischi che il progetto non prenda piede, che le persone non lo comprendano, e di non raggiungere gli obiettivi prestabiliti.

    Il modo più efficace è organizzare un appuntamento in presenza con collegamento da remoto, e coinvolgere chi ha peso in azienda: il CEO, un direttore, un manager di reparto. Non serve un discorso lungo, bastano pochi minuti in cui si spiega perché l'azienda ha deciso di investire in questo progetto (torna utile l'obiettivo che hai stabilito al punto 1) e cosa ci si aspetta dalle persone. Quando il messaggio arriva dall'alto, il progetto diventa una priorità aziendale, almeno per le persone.

    Se puoi, crea in anticipo anche un gruppo di ambassador che, già a conoscenza del progetto, ti aiutino a diffonderlo ai colleghi. Il passaparola ha davvero un grande potere, sfruttalo al meglio!

    Importante: in questa fase dai già delle date in cui partecipare, e cerca di raccogliere le prime adesioni! Un lancio senza una data concreta a cui iscriversi rischia di restare un annuncio, non un'azione: le persone si incuriosiscono, ma se non trovano subito un modo per partecipare, l'attenzione si spegne in pochi giorni.


  8. Traccia i risultati del progetto

    Il progetto genera dati fin dal primo giorno: quante persone si sono iscritte, quante hanno effettivamente partecipato, quali attività hanno scelto di più. Raccoglierli non è un esercizio burocratico, è quello che ti permette di rispondere, con numeri alla mano, alla domanda che prima o poi arriverà dall'alto: sta funzionando?

    Tieni traccia almeno di questi elementi: tasso di adesione all'iniziativa, ore di volontariato erogate, numero di attività ed enti coinvolti.

    Aggiungi poi un livello qualitativo: un breve questionario dopo ogni esperienza, bastano tre o quattro domande, ti dice se le persone lo rifarebbero e cosa cambierebbero. Sono le risposte che poi diventano le frasi che userai per raccontare il progetto internamente.

    Non fermarti solo a chi ha partecipato. Se riesci, prova a capire anche perché chi non ha aderito non l'ha fatto: manca il tempo, non trova l'attività adatta, non lo sapeva nemmeno. È la parte più scomoda da guardare, ma è quella che ti dice davvero se il progetto rischia di restare una nicchia o di crescere.


  9. Migliora il progetto nel tempo

    Un programma di volontariato aziendale non nasce perfetto al primo giro, e va bene così. L'obiettivo del primo anno non è avere tutto giusto, è avere abbastanza dati e abbastanza fiducia da poterlo far crescere.

    Guarda i risultati raccolti al punto precedente e usali per decidere cosa cambiare: se un'attività ha avuto pochissime adesioni, capisci se il problema è l'attività in sé o il modo in cui l'hai comunicata. Se un ente non-profit ha lasciato entusiasti i partecipanti, costruisci con loro una relazione più stabile invece di ripartire ogni volta da zero con un nuovo partner.

    Le ore di permesso retribuito sono probabilmente la leva più importante da analizzare. Se hai iniziato con 4 ore e il progetto ha funzionato, aumentarle è il segnale più concreto che puoi dare alle persone che l'azienda continua a crederci.

    Il contrario vale altrettanto: se l'adesione è stata bassa, prima di aumentare le ore capisci perché, altrimenti rischi solo di scalare un problema.

    Infine, chiudi il cerchio con chi ha partecipato: prova a fargli capire l'impatto delle loro azioni, magari con un evento di chiusura in cui premi davanti a tutta l'azienda le persone che hanno partecipato di più.

    È un dettaglio piccolo, ma è quello che trasforma la vittoria personale in vittoria collettiva, e fa crescere il progetto.

Strumenti pratici per iniziare oggi

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